Nicola Di Molfetta

Trentasei anni. Giornalista da 12. In passato ha lavorato per Il Sole 24 Ore, Panorama Economy e TopLegal, di cui è stato direttore fino a settembre 2011. Ha cofondato Economiaweb.it (gruppo News 3.0) che gestisce al fianco di Paolo Madron.

Avvocati, una sponsorizzazione non fa una notizia

Parlare di avvocati e marketing mi appassiona. Perché nonostante siano anni, ormai, che la categoria frequenta il mondo della comunicazione e della promozione, ancora si vede quanta fatica fa a capire che tipo di ritorno può aspettarsi da determinate iniziative. Oggi, ho ricevuto ben due "comunicati" che provano a vendere come notizia il fatto che due studi hanno rispettivamente sponsorizzato due manifestazioni. Un convegno e un concorso. Cosa mi è venuto in mente quando ho visto le due segnalazioni? Mi sono immaginato la scena dei soci dei due studi, riuniti intorno al loro tavolo in sala riunioni, che discutevano tra loro del perché la decisione di investire qualche baiocco in queste interessanti iniziative non gli fosse valsa, fino ad ora, gli onori delle cronache. Semplice: perché non si tratta di una notizia. Una sponsorizzazione è sì una iniziativa di marketing, ma la sua utilità dovrebbe stare nel promuovere il nome dello studio tra coloro i quali, a dive ... continua a leggere
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Cari avvocati, ecco perché vogliono imporvi i pagamenti tracciabili

Gli avvocati, con la loro funzione, non dovrebbero essere anche un presidio delle legalità? Ecco, invece, cosa succede. Le statistiche, fino ad oggi ci hanno raccontato in più occasioni che gli avvocati che rispettano gli obblighi imposti dalla normativa antiriciclaggio sono pochissimi. Ma le percentuali, si sa, non fanno sempre un grande effetto. Guardate cosa è accaduto il 16 maggio a Verona. Vicende come queste ci aiutano a capire perché il Legislatore vorrebbe imporre carte di credito, bancomat e pos agli studi professionali: (AGI) - Uno studio legale veronese ha commesso diverse violazioni alla normativa che prevede controlli e verifiche sulla clientela che faccia investimenti finanziari all'estero e questo costera' sanzioni fra i 250 mila euro e il milione. A renderlo noto la il comando provinciale di Verona della Guardia di Finanza, che ha riscontrato le violazioni durant ... continua a leggere
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Le law firm scoprono il merito. E la cosa fa notizia

Carriera e merito. Il binomio sembra scontato. Anche se, forse, andrebbe recitato al contrario. Poi, crescendo e facendo esperienza, uno si rende conto che le cose non sono mai scontate. E sopratutto quando si parla di lavoro. Fatto sta che leggo con curiosità la notizia dell'ennesimo congelamento - gli inglesi lo chiamano così - delle fasce di retribuzione in uno dei più importanti studi legali della city londinese: Freshfields Bruckhaus Deringer. Di che si tratta? Per mille ragioni, e probabilmente prima fra tutte per necessità di razionalizzazione contabile, il management dello studio ha deciso di congelare quel processo di "aumento" automatico dei livelli retributivi per i collaboratori dello studio. La cosa è difficile da comprendere e allora proverò a ultrasemplificare. I collaboratori di una qualunque  law firm inglese fino a qualche tempo fa venivano pagati in base alla loro a ... continua a leggere
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Avvocati in cda: cosa c’entrano gli studi?

Degli avvocati seduti nei consigli d'amministrazione ho scritto più volte. Le mie perplessità sulla compatibilità tra l'attività di un libero professionista e la funzione di consigliere indipendente non sono un mistero. Ma nelle ultime due settimane ho notato una tendenza che mni sembra inedita e degna di una riflessione. Nel caso della nomina di Luigi Arturo Bianchi, name partner di d'Urso Gatti e Binachi, nel cda di Banca Imi, così come in quelli della socia di Simmons & Simmons, Cristina Pagni, entrata nel board di De' Longhi e del socio di Lombardi Molinari, Mauro Pisapia, nel consiglio d'amministrazione di Snai, la notizia è stata data dagli studi dei diretti interess ... continua a leggere
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Il futuro dell’avvocatura e la sfida del ministro Cancellieri

A giudicare da quanto si legge sui social network, l'inidicazione di Annamaria Cancellieri, ministro dell'interno uscente, quale titolare della Giustizia nel nascente governo guidato da Enrico Letta, ha lasciato spiazzati gli avvocati. Una donna di polso. Unica, assieme a Rosa Russo Jervolino, ad aver fatto il ministro dell'Interno dall'unità d'Italia ad oggi. Tecnicamente, una non addetta ai lavori. Non è un avvocato. E nemmeno un magistrato. Il neo ministro della Giustizia è laureata in Scienze politiche e si trova davanti un incarico tutt'altro che semplice, in un ministero sarà uno degli snodi cruciali per il governo delle larghe intese. Nata a Roma nel 1943, madre di due figli e nonna, Cancellieri ha avuto il suo primo incarico nello Stato 41 anni fa quando, nel 1972, fu nominata capo ufficio stampa della Prefettura di Milano. Per 16 anni ha girato per le prefetture d'Italia: ... continua a leggere
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L’insostenibile leggerezza della comunicazione legale

Va bene tutto. Pur di ottenere un passaggio mediatico. Avvocati alla riscossa, nella speranza di piazzare il proprio santino sulle pagine di una rivista di settore. Se non addirittura (sogno proibito di tanti) su quelle di un grande quotidiano nazionale. Va bene tutto, ma ora si comincia a esagerare. Prendiamo il caso dell'acquisizione di u nuovo professionista: "Lo studio X prende l'avvocato Y dallo studio Z". Seguono le note sul curriculum professionale dell'avvocato che arriva. Chiudono le solite (totalmente inutili) frasi di circostanza del tipo: "Lo studio è lieto di accogliere l'avvocato Y che sicuramente darà un contributo alla crescita della practice". Cosa distingue, però, un comunicato rilevante dalla nota furbetta diffusa per far girare il nome dello studio che era da un po' che non si sentiva? Un indicatore infallibile è il cursus honorum dell'interessato. Se il tutto si riduce a una ... continua a leggere
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La riforma (forense) è immobile

Cosa ha riformato la riforma forense? La domanda è d'obbligo se a quattro mesi dal "traguardo" della nuova legge professionale ci si ferma a considerare in che modo sia cambiata la quotidianità degli avvocati italiani. Tenendo conto del malumore che serpeggia nella categoria, vien da dire che sia cambiato poco o nulla. I redditi continuano a calare: secondo il centro studi dell’Adepp si tratta di una riduzione del 20,4% rispetto al 2007. Mentre, il calo sul 2011 è stato del 6,45% con l’imponibile che si è attestato a 44.529 euro. E le innovazioni previste dalla nuova legge professionale sono al palo. Dopo l'abolizione delle tariffe, i parametri introdotti come riferimento per le parcelle non concordate tra avvocato e cliente si sono rivelati un palliativo. La loro revisione è stata rico ... continua a leggere
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Praticanti avvocati: un’ora di lavoro è pagata 1,15 euro

Un'ora di lavoro di un praticante? Per la maggioranza degli avvocati italiani vale appena più di un caffè al bar: 1,15 euro. Il dato è solo uno dei tanti elementi che si possono elaborare dall'interessante ricerca svolta da un gruppo di praticanti genovesi che ha dato vita a un'indagine "dal basso" sulle condizioni di lavoro degli aspiranti legali in Italia. La situazione descritta (9/10 ore di lavoro al giorno e una retribuzione che di rado supera i 300 euro al mese) rende chiara la drammaticità della condizione in cui si trovano questi giovani, freschi di studi in giurisprudenza e spesso (nel 58% dei casi) dichiara di avere intrapreso il cammino dell'avvocatura per passione e aspirazione. Il dramma, al di là della pratica da svolgere praticamente senza compenso, è che il 43% di chi ha risposto alle domande di questa ricerca ritiene "scarse" le prospettive di carriera nella struttura in cui ha cominciato a lavorare. E per il 21% sono addirittura "assenti". Al di là dello ... continua a leggere
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Dimmi dove hai sede e ti dirò che studio sei

Navigando alla ricerca di notizie e spunti sono incappato in questa sintetica analisi sul mercato legale milanese firmata dal sito ildeboscio.com. L'ho trovata divertente e ho deciso di proporvela L'analisi mi ha incuriosito perché in estrema sintesi dice: il mercato, a Milano, si divide tra fighi e sfigati. Come li distingui? Guarda dove hanno sede. E tra i fighi, conoscendo un po' di toponomastica legale, finiscono con l'esserci solo gli studi d'affari che, come abbiamo raccontato anche di recente, non se la stanno passando molto bene. Resta il fatto che, quella che ildeboscio.it definisce la serie A annovera sicuramente gli studi più ricchi. Che allo stesso tempo, tuttavia, oggi risultano anche i più indebitati e strozzati da una clientela sempre più abituata a pagare in ritardo e a ... continua a leggere
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Avvocati in cda, Assogestioni scoperchia il vaso di Pandora

Metti un avvocato in cda. Solo uno? Gli elenchi dei board ne sono pieni. Ci sono professionisti della poltrona. Toghe più simili a tuniche cardinalizie. Rosso porpora, alla Richelieu. Già perché, in Italia, c'è una (a mio parere discutibile) tradizione che vede molti imprenditori o manager portare con sè, in consiglio d'amministrazione per l'appunto, i loro legali di fiducia. Ossia gli avvocati che li assistono nelle operazioni straordinarie: dall'acquisizione di un concorrente, al contratto di finanziamento con le banche, dalla emissione di obbligazioni, alla quotazione in Borsa. Spesso si tratta di vere e proprie eminenze grigie che conoscono l'azienda come le loro tasche, sanno quanti spilli ci sono nei cassetti e quanti scheletri negli armadi. Insomma, sono un vero e proprio alter ego del boss, alle cui sorti, quindi, sono legati anche da un punto di vista economico. Di solito, questi avvocati siedono nei board come indipendenti. Ma, considerato quanto detto, è davver ... continua a leggere
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